Ritorno alla terra

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, in Italia si è verificato un imponente passaggio della popolazione dalle campagne alle città e, soprattutto, dal lavoro agricolo al lavoro di fabbrica o di ufficio.

Oggi l’occupazione è in una tragica condizione di crisi sia per la mancanza di posti di lavoro che per le condizioni lavorative troppo spesso inadeguate o ostili alla persona.

Aggiungendo a questa situazione i problemi ambientali e di insostenibile sfruttamento e spreco delle risorse per cui si impone un urgente e drastico cambiamento del sistema globale attuale, un “contro-esodo” verso il lavoro agricolo ed orticolo, rivisto ed opportunamente corretto, può offrire interessanti prospettive di lavoro e di vita per molti e un grande vantaggio per tutta la società e l’ecosistema globale.

E’ importante evidenziare alcuni punti qualificanti che possono rendere economicamente sostenibile ed ecologicamente importante il lavoro in agricoltura e l’orticoltura.

1)      Puntando sul Km 0 si possono ottenere vantaggi

a) economici in quanto si saltano gli intermediari, costi di trasporto, conservazione, stoccaggio, ecc.

b) ambientali poiché si riducono quasi a zero le forme di inquinamento legate ai trasporti e alla conservazione

c) minore traffico e consumo di mezzi e strutture della viabilità

d) maggiore sicurezza stradale

e ) freschezza e genuinità dei prodotti molto maggiore (di giornata o quasi) senza conservanti, coloranti o altro.

f) Maggiore possibilità di controllare la produzione in quanto non lontana dai punti di vendita.

2) Importante è la scelta di produrre senza utilizzare prodotti nocivi alla salute e all’ambiente (coltivazioni biologiche o simili)

3) Abbandonando, almeno in gran parte le monocultura ed allevando anche alcuni animali da cortile, oltre a liberarsi dall’imposizione di prezzi e modalità della grande distribuzione, si ridurrebbero drasticamente i costi della spesa alimentare e si avrebbero ulteriori possibilità di arrotondare le entrate.

4) Gli allevamenti degli animali in spazi minimi dovrebbero essere progressivamente eliminati sia perché non è moralmente accettabile infliggere sofferenze pesantissime e continue agli animali che soffrono come ogni essere vivente, sia perché le carni non possono essere sane se vengono ottenute con sofferenze continue e farmaci per curare gli animali da malattie causate dall’ambiente e metodo di allevamento

5) In questo contesto è importante evidenziare il fatto che i maggiori margini di guadagno possono consentire di sostenere più lavoratori agricoli e di permettere anche forme di affitto dei terreni, specialmente mettendo a frutto i tanti terreni incolti.

6) La raccolta selezionata dell’umido dalle attività di ristorazione e dalle abitazioni vicine potrebbe fornire terriccio o, sotterrandolo direttamente nel terreno, lo arricchirebbe di humus a costo zero, eliminando i costi di fertilizzanti chimici o di letame.

7) L’utilizzo di fertilizzanti chimici andrebbe studiato meglio in tutti i suoi aspetti ed effetti collaterali limitandone l’abuso e l’uso potenzialmente nocivo

8) Si parla oggi di salario minimo garantito. Invece di un salario minimo, possibile fonte di abusi e di assistenzialismo, sarebbe importante consentire un lavoro minimo garantito. Un incentivo iniziale per avviare attività legate all’agricoltura potrebbe portare grandi benefici.

9) La sensibilizzazione alla opportunità e ai vantaggi dell’agricoltura e dell’orticoltura a km 0 e alla diminuzioni dei costi sociali come quelli legati al degrado ambientale e all’uso sconsiderato delle risorse, solitamente non conteggiati nelle valutazioni di convenienza, rende logiche ed opportune forme di incentivazione per cui potrebbe creare molti posti di lavoro e alimentazione più sana oltre a forme di vita meno stressanti e a contatto con la natura.

10) Una vita a contatto con la natura e l’esercizio fisico costante, anche se non offrono grossi guadagni, possono portare però ad una vita più sana, più equilibrata e più libera da stress

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