Il Job Guarantee attraverso l’imprenditoria no-profit

Da

(…) Io propongo che i programmi di creazione di lavoro siano svolti nel settore del no-profit. Alcuni, in maniera scorretta, vedono nel modello ELR/JG1 una politica top-down: pianificata, istituita, gestita e amministrata dal settore governativo, amministrata dal governo, con nuove implicazioni relative alla burocrazia. (…) La particolare visione che offro è quella che coinvolge la partecipazione del no-profit e richiede che il settore governativo  inviti i proponenti, gli imprenditori.
È incentrato su scala locale in cui la comunità propone programmi che possono essere implementati in tutte le fasi del ciclo del business e che possono essere indirizzati verso differenti tipi di disoccupati e in base alle esigenze della comunità. Questo approccio dal basso, nel vero senso del termine, è alimentato dalle comunità locali e dagli individui. Il progetto sarebbe pensato in maniera da essere compatibile con le differenze regionali e con le variazioni relative alle competenze dei partecipanti. In altre parole, questo metodo adatta la politica fiscale alle persone, alle comunità e ai loro bisogni, piuttosto che una politica che cerca di adattare le persone e le comunità all’ “agenda macroeconomica”.

Le comunità, i no-profit e i disoccupati saranno parte integrante della progettazione e dell’esecuzione del progetto. Questo tipo di job guarantee è volontario e rappresenta una opportunità tangibile per coloro che sono costretti ad essere disoccupati di partecipare attivamente contribuendo all’interno della comunità. Il governo concederà contribuiti ai no-profit che già compiono molti dei lavori che sia il privato sia il pubblico hanno fallito di offrire. Sono le stesse associazioni no-profit che forniscono servizi sociali cruciali ma che operano senza risorse adeguate. Da notare che le nuove associazioni no-profit sono organizzate in maniera imprenditoriale in modo da riempire i nuovi bisogni, quali bonifiche ambientali, agricoltura sostenibile e agricoltura urbana (orti urbani, ndt). Le associazioni no-profit sono meglio organizzate, conoscono meglio le risorse e le caratteristiche della comunità locale e hanno sempre più bisogno di braccia per rendersi utili. I contributi forniti dal governo saranno basati su una selezione che valuterà il progetto per la sua efficacia e il rendimento in base a specifici parametri socio-economici, come il numero di nuovi occupati generati, l’impatto ambientale, la fornitura di beni pubblici, lo sviluppo della comunità, la creazione di risorse umane e fisiche, il loro rinnovamento e miglioramento.

Originale

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